Article in "L'Osservatore Romano" about the challenges and opportunities of Artificial Intelligence in higher education
Mentre l’intelligenza artificiale sta velocemente rimodellando l’educazione, la cultura e l’interazione umana, le università cattoliche in tutto il mondo affrontano una domanda decisiva: come può l’educazione superiore, questo “laboratorio di speranza” (Papa Francesco, Veritatis gaudium, 9-10.1), rimanere fedele alla sua missione umanistica ed etica in un tempo di algoritmi?
L’intelligenza artificiale è emersa come oggetto di aspirazioni utopistiche e al tempo stesso di profonda apprensione. Tuttavia, nella sua essenza rimane un’espressione profondamente umana di desiderio e ambizione. Per quanto paradossale, l’intelligenza artificiale rispecchia sia ciò siamo sia ciò che desideriamo diventare. Dinanzi al “potere inimmaginabile” (Amodei D., “The Adolescence of Technology”, gennaio 2026) scatenato ora attraverso mezzi tecnologici, l’umanità interpreta e negozia questo fenomeno mediante strutture concettuali radicate nel suo costante cercare di comprendere il mondo.
Attraverso questa inquadratura antropomorfica attribuiamo all’intelligenza artificiale una forma d’intelligenza che, a rigor di termini, costituisce un’impossibilità antropologica. Le attribuiamo un genere, proiettiamo su di essa modelli comportamentali familiari quando diciamo che ha allucinazioni e la trattiamo sempre più come se fosse un agente morale, capace di responsabilità, obblighi civici o persino compagnia.
Artigo completo disponível no L`Osservatore Romano.
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